Il racconto come acceleratore di competenze essenziali

Si parla sempre e solo di libri di business, ma un/una professionista dovrebbe nutrirsi soprattutto di narrativa.

I manuali sono ricchi di spunti e certamente aiutano a formarsi nei più svariati campi.
Gli autori di questo genere di pubblicazione propongono solitamente alcuni concetti chiave che ribadiscono tramite tecniche, esempi e framework.

Leggere questo tipo di testi non può che fare bene, ma il rischio è di assuefarsi alla sensazione illusoria di un apprendimento continuo che in realtà non avviene.
Non avviene perché dopo la lettura dei principi teorici bisognerebbe subito mettere in pratica gli stessi affinché si trasformino in nuove competenze prima di svanire nell’oblio della nostra memoria a breve termine.

C’è invece un altro tipo di letteratura che ha secondo me un impatto maggiore e più duraturo, ed è la narrativa.
La nostra stessa vita è una storia, quasi sempre meritevole di essere letta.

Imparare le sfumature della nostra bellissima lingua, aggiungere nuove parole al proprio vocabolario, ma soprattutto confrontarsi con le dinamiche dei personaggi, sono tutte forme straordinarie di arricchimento che migliorano la capacità di pensare e di comunicare.

Diciamoci la verità: in giro c’è molta ignoranza. Non lo dico con spocchia, né con cinismo, ma con placido senso di osservazione e spirito di cronaca. Negli uffici, anche ai piani alti, si evitano forme verbali articolate, si fa fatica a incastrare tra loro le subordinate, non si sanno usare gli aggettivi, e si appiattisce la forma pensando che non sia sostanza.È sbagliato!

La forma è sostanza, la complessità è ricchezza.

Teniamo il “less is more” per altre cose, come le riunioni, le slide in una presentazione o i fogli excel, ma non limitiamoci – per favore – nel rendere il giardino del nostro linguaggio sempre più rigoglioso.

Studi recenti parlano di un calo di QI medio nei giovani dovuto a un impoverimento del linguaggio. È un’inversione di marcia che non era mai stata registrata prima nella storia. Ma è abbastanza logico. Non conoscere le forme del linguaggio (qualitativamente e quantitativamente) equivale a non poterle usare, e il risultato è una gamma espressiva sempre più ridotta, sia in qualità di ragionamento che, conseguentemente, di espressione. E francamente dei due è il primo a preoccuparmi di più.

È un po’ come un frigo con dentro sempre i soliti 4 ingredienti, dai quali produrremo sempre le solite 3 ricette che comporteranno delle lacune nutrizionali a discapito della nostra salute.

Entrando nel pratico, c’è un esercizio molto utile per usare la narrativa nella gestione del conflitto. Quando vi trovate di fronte a uno scontro con qualcuno, prima di intraprendere qualsiasi iniziativa, provate a scrivere il racconto della situazione che state vivendo.

Dettagliate i personaggi, le loro caratteristiche fisiche e morali, collocateli in un luogo e mettete in scena ciò che sta veramente accadendo. Descrivete i protagonisti e le loro azioni, fateli parlare con il discorso diretto, lasciate che interagiscano e che gli eventi fluiscano.
Concentratevi soprattutto sul vostro “antagonista” e fate lo sforzo di descrivere minuziosamente la sua dimensione emotiva, le leve del suo agire, i problemi e i blocchi che sta cercando di superare.

Ve lo garantisco: quella persona cesserà di essere un nemico, per assumere i tratti complessi e controversi dell’essere umano. Innescherete senza accorgervene un processo empatico molto potente che vi porterà, tramite il racconto, a comprendere il punto di vista dell’altro, gettando così acqua sul fuoco e offrendovi nuove prospettive per gestire la situazione.

Vi sentirete più calmi, comprensivi, persino caritatevoli. Tutti sentimenti che ovviamente elevano il vostro animo, vi fanno vibrare ad alte frequenze e migliorano il vostro stato di auto-consapevolezza, regalandovi calma, controllo, lucidità, serenità, ma anche spunti pratici.

E se non sapete scrivere, allora correte subito ai ripari! Leggete un romanzo ogni due settimane, seguite un corso di scrittura creativa, e scrivete il più possibile, iniziando dalla creazione e gestione dei personaggi. Rileggete quello che avete scritto e cercate di rendervi conto di quanto faccia schifo. Buttate via tutto e riscrivete. Rimanete attenti sui vostri progressi.

Vi assicuro che in pochi mesi vi troverete su un altro pianeta. Nel frattempo, quella pila di libri così ricchi di informazioni, tecnicismi, procedure e teoria inizierà a perdere lo status di “oggetto sacro del sapere” che probabilmente gli avete assegnato, e inizierete a trovare molto più attraenti e formative le storie, le angosce, le gioie, le inquietudini, le mille sfaccettature e contraddizioni che solo un buon racconto può regalarvi.

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L’autore

Io sono Antonio Laudazi, da oltre 10 anni anni mi occupo di strategia, innovazione, cultura organizzativa e management.
Lavoro come consulente strategico e formatore, aiutando professionisti e aziende a migliorare la qualità delle proprie azioni.
Sono poi autore del libro “Niente sarà più come prima”, (Dario Flaccovio Editore), docente e formatore su tecnologie innovative e project management.

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