La trappola della modestia e la scoperta dell’umiltà

Pensiamoci bene: tra umiltà e spacconaggine, quale delle due, oggi, è maggiormente funzionale all’affermazione della propria identità?
Attenzione a non dare risposte affrettate…
È vero, nel lavoro come nella vita gli arroganti suscitano spesso antipatia, mentre gli umili…
Gli umili, in effetti, come si riconoscono?

Il primo punto è non confondere l’umiltà con la modestia. Quest’ultima è solo un guinzaglio per il nostro famelico ego, che presto o tardi si libererà per azzannare alla gola il prossimo cliente, collega o parente. È un atteggiamento, una inutile e odiosa maschera destinata a cadere al primo schiaffo ricevuto.

Apparire dimessi, ad esempio, non è né premiante né necessariamente sintomo di umiltà. E mentre lo spaccone quasi quasi ti convince delle qualità che va millantando, il modesto rischia di passare inosservato. La modestia a volte è sintomo di vigliaccheria, usata come scudo da coloro che non osano mettersi veramente in gioco o in competizione; altre volte è un espediente manipolatorio per far abbassare la guardia a chi ci sta di fronte. In ogni caso, è pura simulazione, verso se stessi o verso gli altri.

L’umiltà è invece una facoltà dell’anima. Non possiamo fare gli umili, possiamo solo esserlo o non esserlo. Non c’è finzione. Può capitare di sentirsi umili in alcuni momenti, e in altri no, ma non si finge qualcosa che ci definisce così nel profondo.

L’umiltà non ha obiettivi, non misura risultati, non prevede strategie. Ci permette però di assumere il giusto distacco dalle cose e alimenta sentimenti benevoli, prima di tradursi in atteggiamenti costruttivi per noi e per gli altri. È l’anticamera della saggezza e della generosità più pura.

Là dove il modesto, fingendo, minimizza le proprie qualità per non apparire tracotante, l’umile riconosce con grande serenità le qualità degli altri perché è pago delle proprie.
Là dove il modesto finge di non godere del proprio successo, l’umile manifesta la propria gioia e la propria tristezza liberamente.
Là dove il modesto, appena gli altri non guardano, si abbuffa di autocompiacimento, l’umile abita in egual misura la scarsità e l’abbondanza, traendo significato da entrambe.

Ma come si impara a essere umili?
Sicuramente leggendo e comprendendo il pensiero ereditato dai saggi di diverse epoche, filosofie e religioni.
Ma ci sono anche atteggiamenti concreti che mi sento di condividere, perché stanno funzionando nella mia ricerca personale. E attenzione, non parliamo di raggiungere successo, performance, soldi o di alimentare la insaziabile fame di conoscenza che caratterizza oggi molti professionisti (eternamente irrisolti).

Si tratta solo di sentirsi un po’ più in pace, centrati, distanti dai tanti e futili conflitti che si consumano silenziosamente nell’intricato regno dei nostri pensieri.

Ecco la mia “umile” lista di consigli pratici:

1. Ricordati sempre che sei un granello di polvere che si solleva per un attimo nell’infinito dell’universo. Quando senti crescere l’agitazione ringrazia per esserci e rilassati: le questioni che meritano la tua angoscia sono davvero poche.

2. Osserva la natura ogni volta che puoi. Fatti un giro in campagna o in montagna, almeno una volta al mese. Sentiti parte del tutto e ringrazia per essere in connessione. Lasciati meravigliare.

3. Osserva gli altri ogni volta che puoi. Fatti un giro per la città. Presta attenzione: un bambino che gioca assorto, un’anziana signora alla fermata dell’autobus. Due innamorati su una panchina. Prova per 1 minuto a immaginarti com’è la loro vita. Cerca la compassione e augurati il meglio per queste persone.

4. Se non puoi controllare qualcosa, lasciala andare. Visualizza nella tua mente questa cosa sulla riva del mare, mentre si allontana verso il largo, fino a scomparire all’orizzonte.

5. Utilizza le critiche e i complimenti allo stesso modo: ricavandone informazioni e riflessioni. Le persone possono attaccare il tuo operato, non la tua essenza.

6. Ascolta buona musica, che sia per te evocativa e malinconica. Se non hai cultura musicale chiedi consiglio (scrivimi, se vuoi). Rievoca un ricordo felice durante l’ascolto e lasciati commuovere.

7. Abbi fiducia nell’esistenza a prescindere da tutto. Ripeto: abbi fiducia nell’esistenza a prescindere da tutto. E se ti suona come la solita predica da santoni, be’, sappi che lo hai già fatto, senza pensarci, quando eri bambino/a.

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L’autore

Io sono Antonio Laudazi, da oltre 10 anni anni mi occupo di strategia, innovazione, cultura organizzativa e management.
Lavoro come consulente strategico e formatore, aiutando professionisti e aziende a migliorare la qualità delle proprie azioni.
Sono poi autore del libro “Niente sarà più come prima”, (Dario Flaccovio Editore), docente e formatore su tecnologie innovative e project management.

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