Management con spiritualità: un’ipotesi di modello

Pragmatismo, competizione, risultati, performance.
This is business, baby!
Oppure no?

Esiste una via alternativa al management? Quale modello culturale potrebbe derivarne e con quali vantaggi per la salute e lo sviluppo aziendale?

I benefici ve li anticipo, argomentando in seguito quale sia lo “switch” da compiere per integrare le metodologie tradizionali con leve più sottili.

+ gratificazione
+ senso di scopo
+ spirito di collaborazione
+ spirito di condivisione
+ gentilezza, calma, temperanza
+ felicità (questa sconosciuta!)
– atteggiamenti aggressivi a tutti i livelli
  turnover

Premessa:
Chi intraprende un percorso di ricerca interiore fa fatica ad accettare il gelido (talvolta cinico) materialismo che governa gli “affari” e le relazioni che da essi si diramano.

L’imperativo “fare soldi!” (anzi: “fare più soldi!”) appare come un vecchio generale indebolito dagli anni e dalle guerre, indurito nei sentimenti come un tronco di quercia e probabilmente pieno di rimpianti con cui non farà mai i conti, perché ciò implicherebbe entrare in una dimensione più intima che lui stesso ha imparato a soffocare.

Vogliamo davvero un soggetto di questo tipo al timone della società globale?
Perché è di questo che stiamo parlando: di riconoscere alle organizzazioni il ruolo primario di agenti del cambiamento. E dunque quali competenze dovranno guidarne le scelte?

Per uscire da modelli noti ma fallimentari bisogna fare un altro tipo di percorso, su strade meno battute.

‼️ Che, badate bene, non significa governare debolmente o far fallire un business in nome di chissà quale astratto valore.

Si tratta più di ambire a una forma evoluta, a una maggiore profondità di visione, conducendo a un’esistenza più articolata e multidimensionale e di conseguenza producendo risultati più attenti al bene reciproco.

A supporto di tale postulato recuperiamo il primo principio della termodinamica (enunciato da R. Clausius nel 1865):
“l’energia può essere convertita da una forma in un’altra, ma non può essere né creata né distrutta”.

Proviamo a immaginare le componenti della vita e quindi anche di un business come canali più che come generatori.
Prendiamo energia -> la trasformiamo -> la rimettiamo in circolo.

Il fatto che tutto è energia accomuna scienza e spiritualità. Viviamo in questo fiume di vita, materia, sensazioni, pensieri, nel quale ogni cosa si trasforma continuamente proprio perché può cambiare forma.

Ad esempio, un’umiliazione incontra una persona e si trasforma in una lesione della sua autostima.
Questa lesione viene trasformata in rabbia e restituita al mittente, magari in forma di licenziamento.

Un business, di che cosa è fatto?
Idee, progetti, persone, tensioni, emozioni, processi, casualità, numeri. Insomma, di energia. Ma ci sono anche altre forme di energia che intervengono ovunque: le emozioni (paura, rabbia, invidia, gelosia), l’energia sessuale, l’energia fisica e ovviamente l’amore.

Pensate a quanti casini possono combinare l’invidia, la rabbia e la sessualità quando non adeguatamente gestite e canalizzate. E questo accade perché esse non sono qualità statiche confinate nell’individuo, ma “oggetti” che scambiamo, che lanciamo in giro, verso gli altri.

Cosa fa un progetto? Trasforma una serie di input per generare un nuovo output tramite lo sforzo coordinato di un gruppo di persone.
Cosa fa una macchina? Stessa cosa. E così facciamo noi.

E arrivati a questo punto è ovvio che la qualità dell’input in termini energetici fa una bella differenza. Se usi una materia scadente, avrai un prodotto scadente.

Dunque qual è la materia delle nostre azioni?
Ta-daan!

Quando cuciniamo con amore viene tutto meglio; quando scriviamo con trasporto le parole prendono vita; quando stringiamo forte una persona amata letteralmente curiamo entrambi. Quando mettiamo anima, cuore e speranze in una startup compiamo dei miracoli imprenditoriali, superando limiti invalicabili.

Al contrario, quando agiamo svogliatamente, stancamente, senza motivazione, e dunque senza energia, i risultati sono sempre deludenti.
È il segreto di Pulcinella, il quale deve aver svolto una buona ricerca spirituale per arrivarci.

Come si agisce quindi?
Un primo passo è quello di mappare l’organizzazione e provare a organizzare un progetto per introdurre leve spirituali nella cultura e nei processi. Quello che vedete in copertina è la prima versione di un Canvas che può aiutare muovere i primi passi in tale direzione, nella consueta forma visuale, sintetica e collaborativa che tutti conoscono.
👉 Potete farci un giro e se avete bisogno di una mano contattatemi.

Provate allora a immaginare una struttura organizzativa, che non esiterei a definire “evoluta”, nella quale si promuova una visione profondamente olistica del fare impresa, secondo la formula che segue:

Qui in [nome azienda] impieghiamo i nostri sforzi, le nostre emozioni, le nostre capacità con grande dedizione.
Trasformiamo tutto questo in [nome prodotto/servizio] e mediante di esso produciamo [nome beneficio].
Lo facciamo ogni giorno perché è importante.
Questo è il nostro ruolo nella grande catena di trasformazione dell’energia.

È un cambio di prospettiva che a catena produrrà un diverso modo di interpretare il lavoro e di fare le cose. I cambi culturali fanno questo: cambiano il modo di pensare e un diverso modo di pensare cambia le azioni.

Ora vi chiedo: non percepite anche voi, in generale, un enorme bisogno di cambiare le (nostre) azioni? Da dove vogliamo cominciare?
Io la mia proposta l’ho appena fatta.

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L’autore

Io sono Antonio Laudazi, da oltre 10 anni anni mi occupo di strategia, innovazione, cultura organizzativa e management.
Lavoro come consulente strategico e formatore, aiutando professionisti e aziende a migliorare la qualità delle proprie azioni.
Sono poi autore del libro “Niente sarà più come prima”, (Dario Flaccovio Editore), docente e formatore su tecnologie innovative e project management.

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