Se dici innovazione io rispondo David Bowie

Ma quale Apple, Tesla, Netflix e OpenAi.
Non scherziamo. Se dici innovazione io rispondo David Bowie.

Nella carriera e nelle caratteristiche dell’artista londinese ci sono tutti gli ingredienti che servono per definire il concetto di innovazione, ma in una chiave più accessibile rispetto all’analisi dei colossi tech.
Ho isolato alcuni tratti in particolare:

  • Longevità
  • Qualità
  • Adattamento
  • Identità
  • Narrazione
  • Ricerca
  • Contaminazione

 

LONGEVITÀ
Quasi 50 pubblicazioni dal 1967 al 2016, e se una stramaledetta malattia non se lo fosse portato via, il nostro sarebbe ancora qui a fare dischi meravigliosi. Parliamo di 49 anni di storia.

Per arrivare così lontano ci vuole una forte motivazione a “stare continuamente nel gioco” e a dominare il proprio mercato.
Dunque la longevità è conseguenza dell’innovazione nella misura in cui, fin dai primi passi, si possiede una visione di lungo periodo.

QUALITÀ
Certo, per sopravvivere occorre anche qualità. Nella enorme discografia di Bowie possiamo individuare giusto 3 o 4 titoli trascurabili a fronte di decine di capolavori indiscussi.
Ecco, la continuità nella qualità dovrebbe essere il primo oggetto di ricerca di un’azienda innovativa e duratura. Ripensare costantemente i propri prodotti senza abbassare mail la guardia, senza sedersi neanche per un attimo.

ADATTAMENTO
Sull’adattamento, da Darwin in poi si è detto di tutto e di più; ma cosa significa veramente?
Nel caso di Bowie possiamo parlare di adattamento al mutare del contesto culturale e sociale, il che significa stare nel proprio tempo o addirittura anticiparlo.
Un’azienda dovrebbe prendere esempio dal suo trasformismo, qualità e attitudine che gli permetteva di essere perfettamente incastonato (se non protagonista) negli stili, nelle sonorità e nelle mode correnti.

IDENTITÀ
Ma per mantenere intatta la propria identità (leggi: value proposition) nel turbinio dei mutamenti ci vuole anche grandissima personalità e un’intelligenza sopraffina.
Si perché sebbene Ziggy Stardust e il White Duke (due degli alias più celebri di Bowie) siano personaggi differenti, risulta quantomai semplice e naturale cogliere in entrambi (così come nel resto del suo repertorio) la stessa inesauribile essenza.
Un’organizzazione veramente innovativa deve essere strutturalmente disposta ai cambi di pelle, deve interrogarsi su quale sia la propria anima, deve individuare i valori irrinunciabili da proteggere nel rocambolesco e frequente pivoting al quale le aziende contemporanee sono spesso soggette.

NARRAZIONE
La narrazione è funzionale aL mantenersi connessi con le persone. Cambiano i prodotti, ma la relazione richiede impegno, costanza e capacità di ascolto.
Nella parabola di Bowie si sono alternati vari soggetti narranti, tematiche e umori, in un flusso ininterrotto di messaggi, riferimenti e contenuti che hanno saputo intercettare in ogni epoca l’attenzione dei fan.

In Bowie tutto è spettacolo, eccesso, manifestazione estetica; in una parola: marketing.

RICERCA
Ovvero inesauribile tensione alla modernità, approdo e superamento di stili e stilemi. Ovvero il sopravvivere ai capricci del tempo, delle mode e di se stessi. Evolvere continuamente senza mai invecchiare.

Se quindi Space Oddity chiudeva gli anni ’60 reinterpretando l’atterraggio sulla Luna, Ziggy Stardust ha spalancato le porte degli androgini anni ’70; se il soul e il funk di Young Americans incitavano al movimento del corpo, la trilogia di Berlino chiudeva quel decennio all’insegna dell’inquietudine e della sperimentazione elettronica, portando dissonanze e acidità al pubblico di massa.
Poi gli anni ’80, con Bowie ancora protagonista del suo tempo in album come Let’s Dance, per approdare alla maturità, dai ’90 fino a quel testamento di incredibile potenza che è Black Star, mescolando generi e umori, giocando con il rock d’autore senza perdere mai un briciolo della sua forza espressiva.

CONTAMINAZIONE
E infine contaminazione, guardare fuori dal proprio perimetro con curiosità, esplorare territori distanti per trovare acceleratori di opportunità.
Anche in questo Bowie è stato un pioniere e un imprenditore acuto.
Nel 1997 rilascia i Bowie Bonds, titoli obbligazionari garantiti dai futuri diritti d’autore dei suoi primi 25 album, che gli hanno permesso di raccogliere 55 milioni di dollari in brevissimo tempo. L’operazione è stata un precedente importante nel mondo della finanza musicale, dimostrando nuove modalità per gli artisti di monetizzare i loro cataloghi.

E non dimentichiamoci di BowieNet, uno dei primi provider di servizi Internet lanciato da un artista (siamo nel 1998). Offriva accesso a Internet, contenuti esclusivi, chat room, e-mail personalizzate e molto altro. Era un’iniziativa all’avanguardia, considerata una delle prime comunità online interattive, anticipando di anni l’attuale rapporto diretto tra artisti e fan mediato dal web.

 

In definitiva, se si vuole fare innovazione si deve aggredire il mercato mutevole e capriccioso con proposte sempre attuali. Se poi hai inventato la Nutella, ok, probabilmente fai eccezione, o forse hai solo un prodotto molto più duraturo della media.

In generale però non si può temere il cambiamento, non si può fare affidamento solo su ciò che ha funzionato in passato, replicandolo ossessivamente per sentirsi al riparo dall’ignoto; tanto l’ignoto è dietro l’angolo, o forse l’ignoto lo creiamo proprio noi, con comportamenti poco prevedibili, per sfuggire al nostro destino e prenderlo un po’ in giro.

Bowie avrebbe potuto scrivere decine di volte lo stesso album, come molti hanno fatto, trovando un posizionamento sicuro. Invece ha deciso di essere protagonista di ogni fase da lui stesso inaugurata, per poi abbandonarla non appena una nuova idea prendeva forma.
È una questione di urgenza; significa essere artisti e non solo artigiani.

E in fondo un’azienda innovativa dovrebbe essere un po’ artista e un po’ artigiana.
Capace di creare ottimi prodotti o servizi, ma anche di veicolare un messaggio, un’arte, un significato che resista a se stessa, imprimendosi nell’immaginario delle persone, modellandosi sulle necessità, sui problemi e sui desideri.

Bene, ora corri a recuperarti la discografia di questo gigante della musica, e buon ascolto.

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L’autore

Io sono Antonio Laudazi, da oltre 10 anni anni mi occupo di strategia, innovazione, cultura organizzativa e management.
Lavoro come consulente strategico e formatore, aiutando professionisti e aziende a migliorare la qualità delle proprie azioni.
Sono poi autore del libro “Niente sarà più come prima”, (Dario Flaccovio Editore), docente e formatore su tecnologie innovative e project management.

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