magic leap one undersea experience mixed reality

La barriera corallina in salotto

Perché proiettare scenari immersivi nel proprio ambiente domestico e lavorativo?

A qualcuno potrà sembrare una stupidaggine, qualcosa di inutile: ma spesso è proprio dietro un apparente nice to have che si nasconde la prossima piccola rivoluzione.
Stiamo parlando di uno scenario marino foto realistico realizzato in computer grafica, progettato per adattarsi alla propria stanza e visualizzabile tramite il Magic Leap One, uno dei più interessanti visori per la mixed reality (vedi immagine di copertina).

Ma perché dovremmo addobbare una stanza con rocce, conchiglie e pesci virtuali? Non potremmo metterci un bel quadro o un acquario?
Ho già parlato del rapporto tra spazio e dimensione creativa in questo articolo sugli uffici del futuro, e il tema è quello, ma la prospettiva è ancora più radicale: qui non parliamo neanche di produttività, ma di pura e semplice scenografia aumentata.
A una prima occhiata potrebbe sembrare un’esperienza multimediale di rilassamento per manager stressati e un po’ geek. Sto 14 ore in ufficio e mi merito di meditare qualche minuto con il mio visore da 2000 dollari. Può essere che inizialmente il mercato sia più o meno questo.

Ma c’è di più. Come di consueto, sono i ragazzi di Magic Leap a suggerire una chiave di lettura per i propri prodotti. In questo caso ci parlano della opportunità di creare una connessione con le creature marine, un senso di presenza in quel luogo per noi così remoto. Bello, no?

Quindi forse è il caso di concepire questo come un primo piccolo passo verso qualcosa di più grande; qualcosa che oggi possiamo solo intravedere, ma che già prende forma nelle grandiose visioni di questi signori. Intendiamoci: girano molte supercazzole sull’argomento, e dobbiamo sviluppare uno spirito critico per valutare cosa effettivamente soddisfa un bisogno e cosa no. Ma credo che in questo caso il focus non debba tanto essere sul soggetto in sé, ovvero la barriera corallina, i pesci, l’acqua. Mi concentrerei piuttosto sul processo in atto, rispetto al quale il singolo caso di studio non è che una demo da salotto. E qual è il prodotto, dunque?

Quello che vedo io, è la possibilità di materializzare forme e concetti nei nostri spazi quotidiani affinché questi esercitino un influenza sui nostri pensieri.

Mi spiego meglio. Chi da giovanissimo non ha vissuto picchi di notturno romanticismo e spleen adolescenziale? Chi non si è cimentato in struggenti quanto imbarazzanti (a posteriori) poesie d’amore? Chi non ha scritto almeno una canzone, un racconto per la propria amata o amato? Ebbene, quali condizioni ottimali decretavano l’insorgere di questa urgenza comunicativa? Potevamo forse scrivere di “profondi ululati del cuore” sul bagnasciuga alle 2 di un pomeriggio d’agosto? Potevamo arrangiare quella canzone piena di accordi minori durante una partita di calcio? No. C’era bisogno di silenzio, di raccoglimento, di notte, di stelle, di sospiri.
D’altronde si sa che ci sono precise circostanze favorevoli a un certo tipo di creatività: la sofferenza, la malinconia, la solitudine, la notte.

E poi arriviamo all’età adulta, e continuiamo a ricercare le condizioni ottimali per esprimere il proprio potenziale: uffici panoramici, piante, frasi e immagini che siano quotidianamente di ispirazione, playlist per ogni tipo di attività.

Ecco, sto parlando proprio di questo, ma in una dimensione più strutturata, grazie alle tecnologie immersive. Immaginiamo di poter proiettare scenari in realtà aumentata così come oggi cambiamo l’immagine della scrivania del pc. Così come oggi regoliamo le luci, appendiamo un quadro o spostiamo una pianta. Sto parlando di design. Niente che non esista già, ma un po’ più spinto verso la nostra mente, verso il linguaggio delle nostre emozioni e il modo in cui queste si riflettono negli aspetti creativi della nostra quotidianità. Per esempio sceglierei la barriera corallina per scrivere un capitolato di progetto, ma preferirei una giungla per pianificare le attività della settimana.

E a ognuno il suo. A ognuno la possibilità di sperimentare come queste scenografie (che, lo ricordo, si integrano con gli ambienti entrando a farne parte), intervengono nel migliorare o nel peggiorare alcune di attività.
D’altronde la mente è uno strumento complesso, regolato da sofisticati rapporti chimico-percettivi. Vediamo o sentiamo qualcosa che attiva dei recettori, che liberano sostanze, che inducono sensazioni, che ci permettono di fare qualcosa in un certo modo, e così via. Dal pensiero laterale all’uso di Lsd c’è una fitta letteratura su come condizionare la mente umana affinché funzioni in un certo modo.

In conclusione, credo che dietro a quello che oggi appare giustamente come un gadget per appassionati di tecnologia ed early adopters virtuali, possa nascondersi il seme di una possibile strada verso il potenziamento delle performance personali. Una delle strade, forse, che anche attraverso la tecnologia ci condurranno verso la ricerca ossessiva, meravigliosa e programmata di una felicità costante tramite l’esplosione delle nostre capacità. Ma questo è un altro post.

(Fonte: https://www.roadtovr.com/magic-leap-studios-undersea-will-put-portal-coral-reef-living-room/)

Photo by My name is Yanick

 

Condividi questo articolo:

Come la quarta dimensione digitale sta cambiando relazioni, comportamenti ed economie

Leggi gratis le prime 45 pagine!
Condividi questo articolo:

L’autore

Io sono Antonio Laudazi, da oltre 10 anni anni mi occupo di strategia, innovazione, cultura organizzativa e management.
Lavoro come consulente strategico e formatore, aiutando professionisti e aziende a migliorare la qualità delle proprie azioni.
Sono poi autore del libro “Niente sarà più come prima”, (Dario Flaccovio Editore), docente e formatore su tecnologie innovative e project management.

Articoli correlati

Ti è piaciuto questo post?

Nella newsletter trovi contenuti dedicati solo agli iscritti