“Non lo so fare”, o di come introdurre nuove competenze in azienda

Non lo so fare. Non l’ho mai fatto. Non ho esperienza. Non è il mio campo.
È così difficile ammetterlo?

Mi rivolgo soprattutto a chi ricopre ruoli operativi, ai tecnici, ai dipendenti di una PMI italiana.
Se un task vi mette in difficoltà, ditelo!

Se una tecnologia vi è sconosciuta, fatelo presente. Non c’è niente di male nel rifiutare una mansione per mancanza di capacità.

Anzi, è proprio lasciando emergere le carenze personali e di gruppo che si crea l’occasione per riflettere sulla riorganizzazione delle competenze rispetto agli obiettivi di un’organizzazione.

Molto peggio è fingere di poter fare qualsiasi cosa solo per compiacere il responsabile o il cliente, il quale spesso e colpevolmente ignora la complessità dell’ecosistema tecnologico digitale, lanciando input sull’onda dell’entusiasmo, dell’intuizione (😣) o dell’infatuazione per l’ultimo trend.

Attenzione: non deve essere per forza un “no” categorico, ma “provarci” non significa improvvisarsi, né sbattere la testa contro il muro per aprire una porta. È invece un processo strutturato che consiste nel costruire (insieme) un percorso di comprensione, apprendimento, pianificazione e solo successivamente di sviluppo.

Se quindi il vostro management non ha pensato di dotarsi (prima di voi) di una consapevolezza adeguata sugli scenari digitali, aiutatelo a orientarsi su questo fertile ma insidioso terreno.

Un amministratore che caparbiamente sviluppa il proprio prodotto o servizio non può più ignorare la differenza tra un programmatore web e un guru del deep learning. Non si può commissionare un video in stop motion a un grafico pubblicitario dotato di un account gratuito su Canva o di una versione craccata di Indesign.

In questi casi suggerisco sempre di intraprendere un percorso di consapevolezza digitale, ben prima di acquisire nuove risorse specialistiche o dare tutto in mano a un’agenzia.

Si comincia con la comparazione tra le competenze disponibili in azienda e quelle realmente funzionali agli obiettivi di medio-lungo termine, per proseguire su 3 livelli di integrazione.

1- Integro subito le competenze che le risorse presenti sono già in grado di accogliere e utilizzare (diciamo, entro max 3 mesi). Esempio: l’utilizzo di un nuovo tool di grafica per il grafico che già lavora in azienda.

2- Individuo le competenze ancora mancanti e valuto se inserirle tramite nuove persone o nuovi percorsi formativi. Esempio: l’introduzione di un sistema di marketing automation nella strategia di vendita: abbiamo qualcuno dotato di una base minima che può studiarsi strategie e piattaforme? Altrimenti assumiamo una persona già preparata.

3- Delego esternamente le restanti competenze specialistiche. Esempio: lo sviluppo di un sistema di IA o Realtà Virtuale al servizio della Customer Experience. Se non ho specialisti alla scrivania meglio iniziare dando fuori questo tipo di tecnologie sotto forma di servizi.

Ma tutto, ve lo assicuro, parte da quel primo fondamentale “non lo so fare!”.
Una doccia fredda, magari, per chi credeva che l’innovazione fosse più o meno tutta la stessa roba, ma anche il primo passo verso un approccio seriamente competitivo, all’interno di uno scenario tanto ricco di opportunità quanto spietato con chi non tiene il passo.

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L’autore

Io sono Antonio Laudazi, da oltre 10 anni anni mi occupo di strategia, innovazione, cultura organizzativa e management.
Lavoro come consulente strategico e formatore, aiutando professionisti e aziende a migliorare la qualità delle proprie azioni.
Sono poi autore del libro “Niente sarà più come prima”, (Dario Flaccovio Editore), docente e formatore su tecnologie innovative e project management.

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